Geo Chavez di tanti uno solo: percorso outdoor di arte contemporanea

Da Domodossola a Briga, un percorso artistico transfrontaliero dedicato a Geo Chavez: 50 chilometri d’arte, 8 comuni, fino a 2000 metri di quota, 13 opere di artisti internazionali ispirati dalla storica impresa dell’aviatore peruviano.

geo chavez di tanti uno solo domodossola

“Chavez: di tanti uno solo” è il progetto Interreg, grazie al quale ha preso vita il percorso di Arte Contemporanea, costituito da 13 opere (con installazioni fino a 2.000 metri), lungo i 50 chilometri della via del Sempione, tra Domodossola e Briga.

Un viaggio artistico lungo la scia dell’eroico aviatore Geo Chavez promosso dall’Associazione Musei d’Ossola (AMO) con la cura di Giorgio Caione e Francesca Gattoni dell’Associazione Asilo Bianco di Ameno. Il percorso museale si snoda lungo l’antica via del Sempione sulle tracce dell’ultimo volo di Chavez, il “pioniere dell’aria”.

Una commissione tecnica formata dai curatori, da due amministratori pubblici (un italiano  e uno svizzero), da Tina Sartori Fellay (esperta d’arte e già direttrice di fondazioni d’arte svizzere) e dal direttore dell’Associazione Musei dell’Ossola Paolo Lampugnani ha selezionato i tredici bozzetti presentati da artisti di fama internazionale.

Motivo ispiratore delle opere, la storica impresa di Geo Chávez Dartnell, che il 26 settembre 1910 divenne il primo trasvolatore delle Alpi. Di origine peruviana, ma parigino di adozione, l’aviatore aveva fatto della passione per il volo la propria ragione di vita. Egli, partito da Briga con il suo Bleriot 11, dopo un volo epico lungo l’antica via del Sempione a 2000 metri d’altezza, in fase d’atterraggio si schiantò nella piana di Domodossola. Morì all’ospedale San Biagio pochi giorni dopo. L’eco dell’impresa e della sua tragica fine ebbe vasta risonanza nel mondo, tanto che Giovanni Pascoli gli dedicò un’ode.

Il volo innanzitutto, ma anche il passaggio, il ponte ideale tra i due Paesi, la sfida tra uomo e natura, l’invidia degli dei. 

Occorre ricordare che il progetto Interreg Italia-Svizzera “Chavez: di tanti uno solo”, promosso dall’Associazione Musei d’Ossola, è nato per celebrare nel 2010 il centenario della trasvolata delle Alpi (l’intero progetto è visionabile sul sito dell’AMO www.amossola.it). Hanno fatto parte dello stesso progetto anche il piano di riqualificazione di Piazza Chavez a Domodossola e la realizzazione della teca museale presso il cortile delle scuole elementari “L. Milani” di Via Rosmini (si veda il precedente articolo).

Gli artisti che hanno partecipato alla creazione delle opere sono: Mario Airò (Italia), Enrica Borghi (Italia), Sarah Ciracì (Italia), Olivier Estoppey (Svizzera), Piero Gilardi (Italia), Isola e Norzi (Italia), Kaarina Kaikkonen (Finlandia), Marguerite Kahrl (Stati Uniti), Etienne Krahenbuhl (Svizzera), Marco Magrini (Italia), Love Difference – Michelangelo Pistoletto (Italia), Antonello Ruggieri (Italia), Uli Wirz (Svizzera).

Otto i comuni coinvolti, di cui 4 italiani (Domodossola, Crevoladossola, Varzo, Trasquera) e 4 svizzeri (Gondo, Simplon Dorf, Ried-Brig, Briga).

  • Briga: Io sono vento di Enrica Borghi
  • Ried-Brig: Si potrebbe anche pensare di volare di Sarah Ciracì
  • Passo del Sempione: Passo tra individuo e natura di Love Difference – Michelangelo Pistoletto; Porte Segnavento di Antonello Ruggieri
  • Alte Caserme: Diveria di Olivier Estoppey
  • Gondo: Altrove di Isola e Norzi
  • Iselle: …ce temps suspendu… di Etienne Krahenbuhl
  • Varzo: Geomemorial di Piero Gilardi
  • Crevoladossola: Metamorphosis of (Geo) Jorge Chàvez di Marguerite Kahrl
  • Domodossola: A colui che è sul suo coltello di Marco Magrini; Sogno volante di Uli Wirz; A Dream di Kaarina Kaikkonen; En plein air di Mario Airò

Delle 13 opere realizzate, ben 4 si trovano a Domodossola:

  • Sogno volante di Uli Wirz: sito nei pressi di Palazzo San Francesco, in piazza Volontari della libertà, rappresenta il sogno dell’uomo di riuscire a volare, in omaggio a Geo Chavez e al suo coraggio.
  • A Dream di Kaarina Kaikkonen: sito in Piazza Cavour, è una rappresentazione in alluminio del Bleriot di Chavez, ottenuta modellando le forme di una giacca simile alla sua.
  • A colui che è sul suo coltello (Icaro Chavez) di Marco Magrini: sito in Via Guelfi, in quest’opera le ali del moderno Icaro sono a forma di coltello, con l’intento di rappresentare il sottile filo che ha tenuto sospeso l’aviatore durante il suo ardito viaggio.
  • En plein air di Mario Airò: sito all’interno del Municipio, è un progetto iniziato nel 2011, in cui diverse fotografie rappresentano luoghi naturali della zona animati da proiezioni laser.

E’ stato inoltre realizzato il catalogo del percorso outdoor, per opera del fotografo milanese Maurizio Montagna; la pubblicazione include una composizione originale, su cd,  del Maestro Giacomo Platini.

Un percorso d’arte contemporanea per celebrare, a 100 anni dai fatti, l’epica impresa di George Chavez “in arte” Geo, percorso che si snoda lungo la strada del Sempione, ripercorrendo a terra la traiettoria aerea di Chavez. L’arte contemporanea con le sue scelte formali, talvolta di difficile comprensione e gradimento per quanti non ne hanno familiarità, scelte che privilegiano l’idea, l’intuizione, il messaggio più che l’estetica, si confà, come ben sottolinea Francesca Gattoni nel suo saggio, all’impresa di Chavez, anzi alla sua intera esistenza.
La sua febbrile ricerca dell’aria, la cura maniacale con la quale progettava le imprese, la tensione costante verso nuove mete – si ricordi che il giovane Chavez aveva conseguito il brevetto solo pochi mesi prima del volo sulle Alpi e che, in quella stessa estate, aveva conquistato il record in altezza – ne fanno non solo un audace pioniere del volo, ma un vero e proprio artista che esprime le sue idee, la sua volontà, il suo mondo interiore non con un pennello o modellando la pietra, ma volando là dove nessuno aveva mai volato.
E se ci regaliamo una piccola sosta alla nuova teca, realizzata nell’ambito di questo stesso progetto Interreg, per ammirare l’ala del velivolo di Chavez, il mitico Bleriot XI, fatta di tela, legno e sottili corde di pianoforte come tiranti, non possiamo che credere che Geo fosse ispirato anche dalle muse dell’arte. Arte che puntualmente torna a celebrare l’eroe sulla scia del pregevole bronzo di Luigi Secchi tornato a splendere dopo il restauro nella piazza a lui dedicata, cui il progetto ha dato altresì nuova veste. Ma questo percorso è anche un nuovo trait d’union tra Domodossola e Briga, tra l’Ossola e il Vallese, un nuovo tassello di una politica di scambio, di relazione, di mutua collaborazione, sul piano turistico, culturale e commerciale, che l’Amministrazione che rappresento sta perseguendo.
Nell’augurarmi che il percorso, che vanta opere di artisti di fama internazionale, sia compreso, apprezzato e fruito non solo dagli appassionati, ma dai cittadini tutti, ritengo doveroso associare a questo traguardo i rappresentanti dell’Amministrazione che mi ha preceduto cui va il merito di aver intrapreso il cammino, non sempre facile, di questo progetto. Infine credo che Paolo Lampugnani abbia saputo costruire qualcosa di mirabile: a lui e ai suoi collaboratori dell’Associazione Musei d’Ossola vanno i ringraziamenti più sinceri dell’Amministrazione Comunale.

Mariano Cattrini (tratto dal catalogo del progetto espositivo)

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