Gianadda e Rozza a “Metafisiche”, la mostra di Gabriele Croppi

Erano presenti Léonard Gianadda e Maria Carmela Rozza all’inaugurazione della mostra di Gabriele Croppi dal tema “Metafisiche”.
metafisiche croppi domodossola 4

In ordine partendo da sinistra Bruno Iacopino, Maria Carmela Rozza, Paolo Lampugnani, Gabriele Croppi, Léonard Gianadda e Mariano Cattrini

È stata inaugurata ieri la mostra “Metafisiche” del fotografo artista Gabriele Croppi, allestita presso Palazzo San Francesco e visitabile da lunedì al sabato dalle 14.00 alle 19.00 fino al 14 settembre prossimo. L’Associazione Musei d’Ossola, guidata da Paolo Lampugnani, ha organizzato l’evento nell’ambito del progetto Interreg Terre Alte Documenta ottenendo il patrocinio dell’Ordine Provinciale degli Architetti e del Comune di Domodossola.

Straordinaria la partecipazione del cittadino onorario domese, nonché presidente della fondazione Pierre Gianadda di Martigny, Léonard Gianadda e dell’assessore ai lavori pubblici del Comune di Milano Maria Carmela Rozza. Presenti all’inaugurazione anche il sindaco, Mariano Cattrini, l’assessore alla cultura, Bruno Iacopino, Paolo Lampugnani, Pierluigi Benato, Riccardo Gallone e il critico curatore della mostra, Matteo Galbiati.

Gabriele Croppi, artista fotografo, ha ottenuto diversi riconoscimenti e premi internazionali, come il “Photo series of the Year 2013″ al Golden Camera Awards e, per due anni di seguito, il primo premio all’International Photography Award.

La mostra raccoglie 44 opere dell’artista. Alcune vengono presentate in anteprima a Domodossola e faranno parte di una pubblicazione riguardante New York. Molte invece le fotografie di ambienti piemontesi e di Milano, sua città adottiva.

La cosa più interessante è lo sguardo errante di Gabriele, che attraversa culture e luoghi totalmente diversi, eppure tutte queste latitudini diverse vengono restituite con lo stesso clima e la stessa temperatura: si può coniare un nuovo termine, il croppismo della fotografia. Al centro del suo lavoro c’è sempre la dimensione fisica dell’uomo, presente in quasi tutti gli scatti, ma anche quella intellettuale, mentale, legata al sentimento, all’animo, all’immaginazione. Ecco perché il tema “Metafisiche”: ci troviamo ad un livello intermedio tra qualcosa di tangibile, immediatamente riconoscibile, in quanto in quei luoghi o ci si è stati o se ne ha memoria visiva, ma allo stesso tempo quello scatto, quella  fotografia e lo sguardo che Gabriele mette nel suo lavoro ci portano a leggerlo in un ‘altra maniera. Se il luogo e l’uomo diventano immediatamente intuibili e inizialmente ci si ritrova, poi il passaggio successivo è quella fase di spaesamento, di offuscamento dell’immagine che rimanda il pensiero oltre, altrove: sposta fuori cornice l’intuizione ultima del lavoro. E qui entra in gioco il bianco-nero: questo gioco di luci e ombre ma allo stesso tempo prepondentemente inondato di luce che rende le visioni tutte uguali. Non c’è differenza tra New York e la Val d’Ossola. La presenza di quell’uomo è la stessa ovunque. Da qualsiasi parte del globo ci si ritrovi la dimensione profonda dell’esistenza dell’essere umano è la stessa. Il tempo è un’altra componente importante perché è in un certo senso filmico. È vero che lo scatto congela l’immagine e la fissa, ma le immagini di Gabriele non sono mai completamente fisse: è come se raffigurassero l’istante che si protrae lento. È come se concentrandosi a lungo questi scatti potessero in qualche modo sciogliersi. Se è vero che ci sono riferimenti letterari, la Metafisica diventa tipicamente propria di Gabriele. La grandezza dell’artista sta nel fatto che anche con mezzi canonici e usuali come la fotografia, il tema del paesaggio e il bianco-nero riesca a trovare quel margine di personalizzazione così forte che rende il suo lavoro qualcosa di unico e di nuovo. Per quanto passino anni tra uno scatto e l’altro, resta sempre quel filo rosso che lega uno scatto all’altro ed è segno della profonda poesia dell’artista.

Matteo Galbiati, curatore della mostra

La sua capacità di saper indagare quello che è il mondo della letteratura, del cinema, del teatro e della musica lo porta ad aprirgli determinati orizzonti e soprattutto lo porta a saper leggere il presente, cosa che per un artista non è facile. Attraverso i suoi riferimenti culturali a Borges, Kafka, Pessoa, De Chirico e Carrà egli è in grado di interrogare il mondo e questa società estremamente lacerata.

Mariano Cattrini

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