Robert J. Thomson all’inaugurazione di Palazzo San Francesco. Donati 50.000 dollari.

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E’ stato inaugurato oggi dopo anni di lavori di ristrutturazione Palazzo San Francesco. A tagliare il nastro è stato Robert James Thomson Dellor, direttore editoriale del Wall Street Journal, ospite d’eccezione per l’occasione, che è giunto a Domodossola accompagnato dalla moglie e dai due figli. (Vedi precedente articolo: Robert J. Thomson all’inaugurazione il 22 dicembre). Il giornalista australiano al termine della giornata ha consegnato al Sindaco un assegno di 50.000 dollari a sostegno di quanti si trovano in situazioni disagiate.

Durante la cerimonia d’inaugurazione in mattinata presso la Cappella Mellerio, l’Arch. Paolo Rancati, esecutore degli ultimi lavori, ha illustrato le modalità degli interventi di ristrutturazione del palazzo. Maria Virginia Tiraboschi ha portato il saluto della Regione e sono intervenuti la Vicepresidente della Fondazione Cariplo Mariella Enoc e il dottor Marco Lugli in rappresentanza della Fondazione Banca Popolare di Novara. E’ altesì intervenuto il Presidente della Provincia Massimo Nobili e l’ex sindaco, ora Consigliere Regionale, Michele Marinello. Intermezzi musicali sono stati eseguiti da Giovanni Crivelli, Anna Benaglia e Valentina Bionda della Camera Giovanile di Domodossola. Successivamente l’intervento del Sindaco:

La presenza di Thomson è stata una sorpresa per noi il 30 giugno scorso: in quella data si è presentato in incognito a Domodossola per visitare Piazza Dell’Oro. Il direttore della Stampa, Mario Calabresi, ci ha informato del suo arrivo e abbiamo avuto modo di accoglierlo in quell’occasione. Questo avvenimento casuale ci ha portato a questa giornata particolare, in quanto il signor Thomson con molta gentilezza ha accolto l’invito, formulato senza troppa speranza, di venire all’inaugurazione di Palazzo San Francesco. Per noi oggi è un’enorme sorpresa, perché ha dimostrato una particolare affezione per una città che ha segnato il corso anche della sua vita: senza la quale non ci sarebbe lui. Riconosce il legame di questa città con il suo avo, Arturo Dell’Oro, che è stato un grande eroe. Probabilmente la tempra che l’ha portato a essere quello che è deriva dalla tenacia, dall’intelligenza, dall’amore per la vita che lo ha fatto essere uno dei grandi della Terra. Ieri sera l’ho visto ricevere una foto che lo ritraeva con Obama, dal quale ha avuto un colloquio pochi giorni fa. Io credo sia da ammirare il fatto che un personaggio di tale statura si degni di essere presente tra noi e di apprezzare anche i nostri quadri. Credo altresì sia giusto far tagliare a lui il nastro affinchè sia un segnale di quello che la nostra città può diventare seguendo il suo esempio.               Mariano Cattrini

Robert J. Thomson ha poi spiegato le motivazioni del suo ritorno a Domodossola:

Mi scuso di non parlare italiano: ho il nome Dell’Oro ma non la stessa padronanza linguistica dei miei antenati. Il Sindaco è stato fin troppo gentile nelle presentazioni. Io e la mia famiglia siamo entusiasti ed orgogliosi di essere qui e a nome di tutti i Dell’Oro sparsi nel mondo vi ringrazio per averci accolto con tanta calorosità. Io non sono ritornato qui come discendente dei Dell’Oro, ma come discendente di tutti gli Ossolani e di tutti i Domesi che sono emigrati in Australia. In una cittadina australiana c’è un cimitero in cui è sepolto mio padre, alcuni Dell’Oro e molti altri provenienti dall’Ossola. Molti di loro hanno abbandonato la valle preché vivevano in condizioni di disagio e si sono diretti in luoghi in cui si sono ritrovati nelle stesse condizioni di povertà. L’Australia oggi non sarebbe il paese che è diventato senza il sacrifico di queste persone che sono emigrate. Io raccomando a tutti coloro che desiderano visitare l’Australia non solo di visitare musei e ponti, ma di dirigersi in questo piccolo cimitero per rendersi conto del passato. L’Australia ha avuto un grosso debito e in piccola parte questo debito è stato saldato nel Campionato Mondiale di Calcio del 2006 con la vittoria della Nazionale Italiana contro quella australiana. A parte gli scherzi, tutti noi siamo custodi della storia e la storia non è nulla se non la base per il futuro. Dobbiamo imparare dalla storia, dobbiamo dare importanza alla storia, dobbiamo coltivare la conoscenza della storia: è di fatto quello che state facendo oggi. Come figlio di Domodossola sono orgoglioso della città, di quello che è diventata e che sta diventando. E sono incredibilmente orgoglioso di quello che sarà.

Laura Fabbri: Che impressione le hanno fatto la città e i Domesi?

Quando arrivai qui la prima volta a Domodossola mi aspettavo di trovare il castello o il palazzo dei Dell’Oro: in realtà c’era una piazza, una modestissima piazza. Ma ne fui comunque pienamente orgoglioso perché mostrava che la mia e molte altre famiglie provenienti da questo luogo erano famiglie umili. Erano famiglie positive, creative, intessute di una forza energica che ha permesso non solo all’Ossola di svilupparsi, ma anche a tutti quei luoghi dove quelle persone e i grandi di questa zona sono andati a insediarsi. Noi non siamo il prodotto di un privilegio: siamo il risultato di fatica ed energia spesa. Mio padre era un barista all’interno di un hotel in un piccolo villaggio di undici abitanti. E in Australia undici persone per alcuni luoghi è già molto: ci sono molte più pecore che persone! Ma mio padre aveva uno spirito positivo, trainante, innato alla famiglia dei Dell’Oro, che di fatto appartiene a questo territorio. Ieri sera ho visto questo palazzo ristrutturato e ho colto lo stesso spirito, lo stesso desiderio di creare e costruire. Ascoltando le parole del Sindaco e la sua ambizione, il suo amore per il posto e per le persone che lo abitano non ho percepito solo un’affinità, ma una profonda empatia per questo luogo e per il futuro che lo riguarda.

Laura Fabbri: Lei è un giornalista di fama internazionale. Cosa pensa del giornalismo italiano confrontato con quello statunitense? La carta stampata rischia di soccombere al giorno d’oggi?

Ci sono molti differenti tipi di giornalisti e di modi per fare giornalismo. Ci sono quelli che fanno giornalismo d’intrattenimento e ci sono quelli che fanno giornalismo serio: io spero di provenire dalla scuola del serio giornalismo. Nell’ epoca del web la tendenza è che il giornalismo serio tenda a decrescere a vantaggio del giornalismo d’intrattenimento. Come società dovremmo stare attenti alla crisi del giornalismo serio perché potrebbero presentarsi serissime conseguenze. Al Wall Street Journal siamo abbastanza fortunati: il nostro giornale non risente della crisi della carta stampata. Ma questa non è la tendenza della maggior parte dei quotidiani. Sono stato redattore del Times a Londra: per rendere più appetibile e garantire un futuro a un giornale nato nel 1785, abbiamo dovuto cambiare l’immagine piuttosto che la sostanza.

Laura Fabbri: Sappiamo che lei è amico di Barack Obama. Cosa ci può dire in proposito?

Per prima cosa ha il nome dall’accento italiano. Quando è andato in Irlanda ha detto: “in effetti sarei irlandese: O’ Bama”; ma alla fine a lui il nome sembra molto più italiano. E’ un uomo molto intelligente, come un professore universitario e ha delle buone possibilità di essere rieletto. La domanda che ora piuttosto ci si pone è se il secondo turno di Obama possa essere differente dal primo. Il problema del sistema americano è che una volta che sei stato eletto molta della tua energia finisce nel farti rieleggere. Questo orienta molto le scelte del Presidente. Quindi ci si chiede se nel prossimo turno Obama possa essere interessato di più a quello che accade nel Mondo, al di fuori dell’America, compresa l’Italia.

Al termine dell’incontro Paolo Bologna ha ripercorso la storia dell’eroico aviatore Arturo Dell’Oro ed è intervenuto il Colonnello dell’Areonautica Militare Corrado Ottone. E’ inoltre stato consegnato un omaggio alla signora Thomson, Wang Ping. Riservati invece al marito alcuni libri sull’Ossola e una pergamena in inglese in ricordo della sua venuta a Domodossola. Anche la pittrice Graffio ha voluto onorare l’ospite americano regalandogli un suo ritratto.

Dopo la benedizione di Palazzo San Francesco e la visita alla collezione museale di pittori vigezzini dello stesso palazzo, Robert Thompson ha pranzato presso il Collegio Rosmini con il servizio offerto dalla Scuola Alberghiera. Padre Vito Nardin ha accolto il giornalista illustrandogli la storia del Collegio e la figura di Antonio Rosmini. La giornata si è conclusa con una visita al Museo di Scienze Naturali del Collegio Rosmini e al Museo Sempioniano.

Palazzo San Francesco resterà provvisoriamente aperto al pubblico sino al 7 gennaio 2012, con ingresso gratuito nei seguenti giorni ed orari:

23/12/2011: dalle 9,00 alle 12.00 e dalle 14,00 alle 17,00

dal 27 al 30/12, dal 3 al 5/01/2012 e il 7/01/2012: dalle 9,00 alle 12.00 e dalle 14,00 alle 17,00

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