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67° anniv. Repubblica dell’Ossola: “Ora siamo puliti”

Oggi, 25 settembre 2011, si sono svolte le celebrazioni del 67° anniversario della Repubblica Partigiana dell’Ossola (9 settembre – 21 ottobre 1944).

In Piazza Matteotti, presso il Monumento alla Resistenza, sono stati dati gli onori al Gonfalone della Città ed è stata deposta la corona in memoria dei caduti. Successivamente si è formato il corteo che ha sfilato per le vie cittadine: corso Paolo Ferraris, corso F.lli Di Dio, piazza Repubblica dell’Ossola, via Garibaldi, piazza Tibaldi, via Osci, piazza Mercato.

Al Teatro Galletti vi è stato il saluto delle Autorità e l’Intervento storico: Filippo Maria Beltrami e le origini della Resistenza a cura di Mauro Begozzi e Giovanni Cerutti dell’Istituto storico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese e nel VCO “Piero Fornara”. La cerimonia è stata intervallata dalla lettura di brani a cura di Irene Volpone e da un contributo musicale a cura degli allievi dei Maestri Stefano Gori e Andrea Pecelli.

Di seguito il discorso completo della cerimonia.

(Ringraziamenti) Vorrei iniziare citando una frase di Günther Anders che recita così: nel nostro tempo “ad incepparsi non sono solo i sentimenti dell’orrore, della stima o della compassione, bensì anche il sentimento della responsabilità”. Parla del fatto che in questa società vi è un complessivo disorientamento ed oggi, giorno in cui abbiamo la commemorazione e la presentazione della figura di Filippo Maria Beltrami, da parte di Mauro Begozzi e di Giovanni Cerutti, io vorrei riprendere questa citazione, osservando un piccolo aneddoto estremamente significativo. Il capitano Beltrami si trova a Pieve Vergonte ed è accerchiato dalle truppe nemiche. Raduna i suoi uomini e comunica loro che la situazione è molto difficile, molto rischiosa, molto pesante, drammatica. A quel punto chiede loro chi vuole rimanere con lui e chi vuole andarsene; rimane con quaranta persone. L’indomani si ritrova non con poche decine, ma con pochi uomini, tra i quali un sedicenne, Paietta. Quando gli riferiscono l’entità dei combattenti presenti, dice semplicemente: “Ora siamo puliti”. Non c’è rammarico, non c’è affatto disperazione, non c’è neanche il senso della solitudine: c’è la fierezza e la consapevolezza di avere una responsabilità, di essere fedele ai suoi ideali e di essere fedele al suo onore, di assumersi la responsabilità di quel momento storico, con un sacrificio che ai più può apparire inutile. Ma la frase “Ora siamo puliti” ha un valore di una profondità estremamente emblematica. Lui va incontro alla morte e ne è consapevole, come quelli che sono accanto a lui, ma non c’è incertezza sul da farsi e non c’è neanche il senso di essere stato abbandonato. C’è il senso di assolvere un compito, che si è assunto con se stesso e con la sua patria. E questo compito lo porta fino in fondo, nella chiarezza più cristallina. Proprio come citava Günther Anders oggi abbiamo perso i sentimenti dell’orrore, dello sdegno verso una società che accetta tutto ciò che è immondo. E abbiamo perso anche il senso di essere responsabili della nostra storia. Oggi c’è un compito arduo: affermare il valore della solidarietà, della giustizia, della democrazia, affermare che una vita pulita è la cosa più bella cui possiamo essere chiamati. Ma di fronte a quest’appello quanti di noi, io per primo, sono in grado di dire: rimango sul campo e lotto fino alla fine, non mi do alla fuga. Ogni epoca storica chiama i suoi cittadini a rispondere a un appello molto concreto: hai dignità? hai valori? sai lottare? sai credere? Se ti manca questo ti manca tutto. L’appello che Filippo Maria Beltrami fa oggi a noi è proprio quello di capire perché ai nostri giorni ci sia così tanto sbandamento nella società e soprattutto nei giovani. Forse quella visione così chiara ed esemplare del capitano oggi passa come negletta, utopistica o semplicemente infantile, puerile. C’è qualcosa di più importante da fare: meglio andarsene, perché morire? Ecco io credo che questo richiamo, quest’appello sia molto importante oggi, perché la storia ci restituisce il senso della responsabilità e la capacità ancora di sdegnarsi e lottare. Per questo io mi sento di dire che nel momento in cui celebriamo questa Repubblica dell’Ossola, questa meravigliosa pagina del nostro territorio e della nostra Italia, forse è opportuno dare dei segnali significativi. Perciò ritengo che la nostra sala consigliare, questa sala storica realizzata in memoria di questi eventi, debba essere intitolata  a Ettore Tibaldi. Questo suggerimento mi viene dato da un uomo che ha vissuto queste pagine di storia: Paolo Bologna, che ringrazio.                  Mariano Cattrini

 

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